Tutele nei lavori pubblici

By on 3 ottobre 2014

Nei lavori pubblici, seguendo una regola di buon senso,  viene seguito il principio secondo cui a un ribasso dei costi corrisponde un’inevitabile riduzione della qualità del servizio. Infatti per tutto ciò che riguarda la sicurezza nei cantieri non è previsto un ribasso dei costi ad essa relativi, costi stimati in relazione ad un prezzario.

Grande attenzione viene poi riservata alla tutela del lavoro, infatti anche i costi relativi alla mano d’opera non sono soggetti a ribasso, in modo che non sia lesa la dignità dei lavorati.

Nello stesso contesto però questi principi di tutela della qualità e della dignità, vengono abbandonati quando si tratta dei Professionisti che si occupano dei servizi tecnici.

Le prestazioni dei professionisti vengono infatti poste a ribasso incontrollato. Le statistiche sui ribassi dei servizi tecnici rivelano che i ribassi praticati dagli stessi Professionisti sono anomali anche in relazione ai costi vivi che si devono affrontare per l’esecuzione del lavoro.

Ora, posto che lo Stato è il Committente, quale Committente accetterebbe una prestazione sotto costo quando è palese che ad essa corrisponde una riduzione della qualità?

L’assurdità di questa impostazione sta nell’applicazione di due pesi e due misure per quanto riguarda la sicurezza e la dignità del lavoro. Infatti nel caso dei servizi tecnici alla qualità del servizio è legata la sicurezza e la qualità dell’opera per l’intera sua vita.

Se pensiamo alla progettazione di un ospedale i rischi legati al cantiere sono di gran lunga ridotti rispetto a quelli a cui sono esposti tutti gli utenti dell’ospedale per l’intera vita utile dell’opera. Non si capisce pertanto il motivo per cui il Committente (lo Stato) debba accettare che i calcoli delle strutture antisismiche, o degli impianti debbano essere fatti da un progettista che esegue il suo lavoro per un compenso spesso inferiore alle spese che deve affrontare per l’espletamento steso dell’incarico. E’ evidente che con tale impostazione il Committente si rende co-responsabile della qualità nella progettazione derivante da un ribasso eccessivo, quindi co-responsabile del livello di sicurezza raggiunto per l’intera vita dell’opera.

Infine poniamo l’attenzione su un aspetto che non è secondario, ovvero la dignità del lavoratore. Il Professionista è un lavoratore. Il Professionista, è sottoposto a studi di settore attraverso i quali lo Stato stima il reddito presunto quindi l’imponibile fiscale, ma diventa un lavoratore di serie B nel momento in cui viene sottoposto a logiche perverse di una falsa libera concorrenza, sia nel settore dei lavori pubblici che in quello dei lavori privati. L’abolizione delle tariffe ha avuto solo effetti negativi perchè non accompagnata da misure di controllo del mercato, ed ha portato nel giro di pochi anni alla contravvenzione a uno principi cardine della nostra Costituzione (*)

(*) Art. 36: Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

2 Comments

  1. taun.labo

    16 ottobre 2014 at 6:47

    Sulla tariffa ho una posizione che mi differenzia da quella che leggo nell’articolo. Esistono fatti che conformano la realtà ma della presenza dei quali non ci rendiamo conto. L’iscrizione obbligatoria a un Sindacato di Stato di categoria è una di queste. Nel senso che questo obbligo di Stato (fascista o sovietico, o tutt’e due?)ha SOFFOCATO sul nascere qualunque tensione alla consapevolezza professionale (affidata al sacrificio personale di poche monadi in un panorama generale di totale inciviltà professionale- questa mostruosità esiste da ben 91 anni, lascio immaginare le deformazioni mentali che ha generato). La consapevolezza professionale (come quella di qualunque categoria di lavoratori) può esistere unicamente nella totale libertà di fondazione e adesione a una qualunque Associazione per la difesa di quella categoria di lavoratori. La storia è lì a dimostrarlo. Ora la caduta del sistema corporativo di Stato per le professioni sembra non sia mai avvenuto. Dunque, come volevasi dimostrare, la totale mancanza di dignità dei Professionisti è ormai cosa di tutti i giorni. E non la si ricostruisce col ripristino della Tariffa di Stato, ma con la coscientizzazione che parte con l’abolizione dell’obbligo dell’iscrizione a un sindacato unico di categoria. Io posso sostenere che in 35 anni di iscrizione (obbligatoria) ho potuto ampiamente constatare come in tempi in cui la tariffa di Stato esisteva, questo non si è mai automaticamente tradotto in dignità professionale. Anzi a ben vedere, è stato proprio quest’obbligo a trasformare i professionisti in operatori incapaci di valutare se stessi e il proprio lavoro. Il mondo professionale di allora era composto al 90% di signori che bypassavano tranquillamente la tariffa professionale e strappavano incarichi ai colleghi proponendo all’utente, sottobanco, tagli stratosferici alla tariffa. Insomma voglio dire che quello che conta è la qualità dell’offerta professionale e subito dopo condurre tutte quelle azioni necessarie a farlo comprendere all’utenza. Chiudo, che mi son dilungato anche troppo.

  2. Michele Privitera

    20 ottobre 2014 at 11:59

    Su questo argomento cominceremo presto una serie di articoli per individuare un approccio diverso alla tariffa

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