Certezza dei pagamenti

Una delle principali cause dello stato di sofferenza dei Professionisti è la mancanza di certezza dei pagamenti.
By on 13 agosto 2014

registro contratti

Una delle principali cause dello stato di sofferenza dei Professionisti è la mancanza di certezza dei pagamenti.

Apriamo un dibattito (Inserire i commenti in basso) tra tutti gli iscritti per ricevere opinioni e suggerimenti sulla una proposta dei Fondatori maturata attraverso l’analisi delle maggiori criticità nel rapporto con il cliente, che si può spiegare con i seguenti passaggi:

  1. Al momento dell’affidamento di incarico il Professionista ha l’obbligo di stipula del contratto, pertanto si vuole chiedere al governo l’istituzione di un registro dei contratti professionali (presso  l’agenzia delle entrate. – modificato in base alla consultazione n. 1 del 4 Novembre 2004). Il registro sarà informatizzato ed on line, in linea con quanto previsto dalla nuova agenzia per la semplificazione amministrativa.
  2. Il Professionista espleta il proprio incarico.
  3. Il Professionista richiede ed ottiene tutte le autorizzazioni e compie tutti gli atti pubblici legati al suo mandato.
  4. Il Cliente eroga il pagamento della prestazione professionale, pagamento che viene comunicato al registro dei contratti. Il registro dei contratti emette una quietanza liberatoria per il Cliente.
  5. La quietanza di cui al punto 4 viene richiesta dagli uffici pubblici per il rilascio degli atti e delle autorizzazioni frutto della prestazione professionale legata a quello specifico contratto.

Questo processo, reso snello dall’uso degli strumenti informatizzati, offre garanzie a tutti i soggetti coinvolti, innescando un circolo virtuoso. Infatti lo Stato avrà garanzia sulla trasparenza delle entrate dei Professionisti. La riduzione delle prestazione “a nero” migliorerà il livello dei prezzi praticati a vantaggio di chi ha sempre lavorato in modo trasparente. Il Cliente viene garantito mediante un contratto standardizzato che chiarisce gli obblighi tra le parti in maniera univoca su tutto il territorio nazionale. Il professionista ha certezza dal pagamento. I tribunali non vengono impegnati da procedimenti di recupero crediti faticosi e spesso infruttuosi per i Professionisti.

Attraverso un sistema informatizzato come proposto sarebbe possibile anche eseguire un controllo sulle competenze del professionista che stipula il contratto.

La cosa si spiega in maniera più diretta con un esempio.

Un Ingegnere, eseguito il login al sistema informatico, quando deve indicare il tipo di prestazione può scegliere solo tra quelle che rientrano tra le sue competenze, perchè in base al tipo di abilitazione il sistema esclude dalle possibili scelte quelle non compatibili.

15 Comments

  1. Assessore82

    16 ottobre 2014 at 11:19

    Tutto giusto, mi sento di sottoscrivere la petizione. Tuttavia devo sollevare qualche remora in merito alla certificazione delle competenze professionali: difatti dopo un attento studio in merito mi sento di affermare come la normativa vigente (DPR n.328/2001) non modifica il campo di applicazione del Regio Decreto n.2537 del 1925, il quale sostanzialmente afferma che l’unico limite per l’esercizio della propria professione sia la deontologia di ognuno di noi, ovvero se non mi sento preparato non lo faccio. Pronto ad una discussione nel merito. Saluti. Giuseppe.

    • Michele Privitera

      16 ottobre 2014 at 21:40

      Il sistema informatizzato per la registrazione del contratto potrebbe contenere dei controlli automatici sulle competenze. Per esempio se accedo al sistema con il mio profilo (ingegnere civile) il sistema non dovrebbe contemplare la possibilità di stipulare un contratto con il cliente per fare una relazione paesaggistica, perchè è una competenza esclusiva dell’architetto. E’ solo un esempio, magari non perfettamente calzante, ma dovrebbe rendere l’idea.

      • Assessore82

        17 ottobre 2014 at 16:50

        Questo assolutamente si, così come tra ingegneri junior, ma tra i senior (soprattutto vecchio ordinamento) è davvero molto difficile marcare i settori di competenza.

    • Raffaella Forgione

      17 ottobre 2014 at 10:45

      Ci sono diverse sentenze che limitano i campi delle competenze professionali, non soltanto la deontologia. E’ comunque opportuno fare chiarezza in modo che non siano i soliti furbi ad avere la meglio sui professionisti seri.

  2. gaetanoesposito

    20 ottobre 2014 at 4:15

    La determinazione delle competenze di ciascuno non può essere legata solo ad un titolo di studio ma deve essere collegata alle conoscenze reali che ogni singolo soggetto possiede.

    • Michele Privitera

      20 ottobre 2014 at 9:02

      Sono d’accordo , per questo esistono gli esami di Stato che abilitano all’esercizio di una professione. Se oggi mi stancassi di fare l’ingegnere e volessi cominciare la professione del chirurgo plastico lo Stato me ne dà la possibilità, basta frequentare il corso di studi adatto e fare un esame di Stato. E’ vero che Brunelleschi era un orologiaio e che ha costruito la cupola in muratura più grande del mondo, ma è anche vero che di Brunelleschi non ne nasce uno al giorno, quindi è normale che le conoscenze di ognuno debbano essere validate attraverso un esame.

  3. gfrallo

    20 ottobre 2014 at 10:15

    La proposta è pienamente condivisibile, l’ho conosciuta solo ieri ma la propugno con i miei colleghi da tempo.
    Alle motivazioni da voi addotte aggiungerei anche qualche altra:
    – il dovere da parte dei professionisti di essere dei corretti contribuenti, in quanto con l’attuale normativa si favorisce il lavoro in nero, cosa che viene cavalcata da chi ci vuole dominare. Ricordo che una circolare dell’agenzia delle entrate per i controlli presso gli uffici tecnici evidenzia a l’abolizione delle tariffe professionali e dei sui minimi, ma poi ai controllori dice di far riferimento alle abrogate tariffe per quantificare il valore della parcella, noi dobbiamo proporci allo stato come parte attiva e trasparente della società che vuole dignità e offre trasparenza di comportamenti;
    – la semplificazione delle farraginose tariffe di riferimento attuali, teniamo conto che le realtà sono diversificate per cui dovremmo (attraverso i consolidati studi di settore) diversificare alcuni costi che costituiscono la parcella a seconda delle collocazioni geografiche;
    – dovremmo farci sentire non solo attraverso le petizioni, se ad esse non seguono fatti dovremmo adoperare il diritto costituzionale di sciopero, sospendere per 30/60 gg le direzioni dei lavori e il coordinamento della sicurezza per le opere pubbliche e private, con modalità di attuazione che ci mettano al riparo da rappresaglie.
    Penso che un grande sforzo vada fatto anche per rendere unitari i vari INARSIND, FNAILP, comitati e raggruppamenti che pur avendo i medesimi obiettivi se restano disorganici sono inascoltati.

    • max.lusetti@archingstudio.org

      20 ottobre 2014 at 18:37

      Uno sciopero del genere suggerito dovrebbe essere indetto dalla rappresentanza sindacale e dovrebbe essere poi attuato da tutti. la vedo dura vista la presenza di così pochi partecipanti alla discussione. Dovrebbe essere annunciato ai media e messo in risalto. di solito poi gl iscioperi si fanno nei confronti del datore di lavoro. Chi ne pagherebbe le conseguenze sarebbero i nostri clienti che per nostra inadempienza, potrebbero rivolgersi ad una altro professionista che non aderisce allo sciopero. Lo sciopero dovrebbe apportare dei disagi a chi governa. Sarebbe interessante come poter arrecare disagi solo a loro!

  4. max.lusetti@archingstudio.org

    20 ottobre 2014 at 18:33

    Aggiungo due osservazioni che magari sono già sottointese e non avendo troppo tempo potrei non averle Elette e trovate. qui le suggerisco.
    1. C’è da considerare tutta una seconda fase, relativa alla direzione lavori delle opere progettate – collaudi – sicurezza nei cantieri – pratiche antincendio – eccetera; anche queste parti di prestazione professionale dovrebbero passare attraverso il sistema che garantisce attraverso il collaudo finale il rilascio del relativo attestato di congruità solo a seguito del pagamento della parcella pattuita nel contratto.

    2. Poichè in questa maniera sarebbe in pratica impossibile fare del nero ( e tutti sarebbero obbligati a dichiarare tutto nel campo dell’edilizia ivi compresi anche i costruttori se la parcella fosse nuovamente legata all’importo delle opere in una sorta di minimo tariffario ristabilito) si potrebbe anche proporre una aliquota iva agevolata sulle prestazioni professionali così come avviene per le altre opere di costruzione in caso di ristrutturazione.Aumentando la base imponibile di sicuro non diminuirebero le entrate.

  5. Michele Privitera

    20 ottobre 2014 at 22:40

    1. le pratiche successive all’ottenimento delle autorizzazioni sono, secondo me, più facili da controllare, perchè gli atti relativi alla redazione della relazione a struttura ultimata, i collaudi, richiedono un’interazione ancora più stretta con gli uffici pubblici, quindi un maggior controllo dell’avvenuto pagamento.
    2. il secondo punto lo rimettiamo all’intelligenza del governo … …

    • max.lusetti@archingstudio.org

      20 ottobre 2014 at 23:42

      Se anche nella seconda fase, visto che alla fine L’ufficio pubblico deve sempre rilasciare una certificazione si effettua il controllo dle pagamento per il rilascio del documento si applica sempre il solito criterio e mi pare tutto molto semplice.
      Punto due suggerirlo può sembrare pleonastico ma sarebbe un modo per fare ripartire veramente l’edilizia in modo inteligente. Magari un suggerimento sarebbe un buono spunto! visto che di solito non ci arrivano e visto che comunque faranno sempre e comunque orecchi da mercante!

  6. Michele Privitera

    21 ottobre 2014 at 7:22

    L’IVA per il Governo (per i nostri governi) è come la trappola per scimmie (*), non rinunciano a stringere quel poco che riescono a prendere, nemmeno a costo della stessa sopravvivenza. Il cervello quello è, quello di una scimmia. Fior di professori bocconiani non hanno dimostrato maggiore intelligenza.

    (*)Come fare una trappola per scimmie: Si prende una noce di cocco e la si svuota del suo contenuto attraverso un piccolo foro. La noce viene legata ad un albero e riempita di riso. La scimmia per prendere il riso infila la mano nella noce ma, stringendo il pugno, non riesce più ad estrarre la mano dal foro.
    Dov’è che scatta la trappola? Proprio quando la scimmia attribuisce un valore troppo alto al riso, per cui non molla la presa.

  7. Daniela Querci

    6 novembre 2014 at 11:36

    Mi sento di sottoscrivere la petizione. Non credo sia la soluzione per debellare il “nero” che rimarrebbe comunque sommerso, ma penso possa aiutare i seri e competenti professionisti soprattutto nell’ottenere il giusto riconoscimento del proprio lavoro.

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